Fotovoltaico rinnovabili PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 27 Luglio 2011 14:38
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Fotovoltaico rinnovabili

L’andamento del prezzo e le prospettive di mercato Tale percorso normativo si è inserito in un quadro già di per sé in forte evoluzione. Infatti i certificati verdi connessi alle produzioni IAFR 2010 solo quelli che possono godere del ritiro di cui al D.M. 18 dicembre 2008 (sopra descritto), che avrà luogo a partire dal marzo 2011. Da aprile 2011, e per tutti i CV connessi a produzioni 2011, non sarà più possibile contare su tale meccanismo, per quanto il recente decreto di recepimento della Direttiva 2009/28/CE abbia introdotto un sistema di ritiri annuali che, pur presentando un prezzo di ritiro costruito in maniera differente, ricalca nei tratti fondamentali quello già esistente. Parlando invece di prezzi, la dinamica assunta dai valori dei CV sul mercato è stata per gran parte dell’anno di tipo standard (grafico 2), con prezzi prossimi al valore di ritiro 2010 (88 sino ai mesi di aprile-maggio, cui ha fatto seguito una netta flessione ad inizio estate, dovuta sia alla vicenda dell’art. 45, sia all’avvicendarsi dei riferimenti temporali di prezzo (ritiro del marzo 2011 e non più prezzo di ritiro 2010), e successivamente un assestamento sui medesimi valori (83 Ha semmai destato perplessità l’improvvisa e ingiustificata flessione di fine anno (novembre e dicembre), con i CV scesi per la prima volta sotto al valore di 80 tale circostanza stride molto con le logiche di mercato, dal momento che con l’avvicinarsi della fine dell’anno e la riduzione dell’incertezza relativa al prezzo di ritiro dei CV 2010 (al marzo 2011), ci si sarebbe aspettati una progressiva crescita dei prezzi delle transazioni sul mercato, che avrebbero dovuto tendere appunto al valore atteso di ritiro (circa 87 Tuttavia tale allarme, riconducibile più a comportamenti strategici che non a vizi del mercato, è rientrato con l’inizio del 2011, in cui i prezzi sono tornati a marciare verso il prezzo di ritiro, seppur con uno sconto forse ancora troppo accentuato.

 

Rinnovabili l referendum di giugno 2011 ha sancito il definitivo NO alla riapertura dell’opzione nucleare nel nostro Paese. Ci auguriamo quindi che non vengano più addotte ulteriori scuse rispetto alla necessità di definire, una volta per tutte, chiare politiche energetiche per il prossimo decennio, in maniera da incrementare sensibilmente e progressivamente la percentuale di ricorso all’energia da fonte rinnovabile nel mix di generazione nazionale. In particolare, la precedente ipotesi di ripartizione del mix energetico elettrico prevedeva, per l’anno 2020, in coerenza con il raggiungimento degli obiettivi europei del pacchetto Clima Energia - meglio conosciuto come 20-20-20 - un consumo elettrico lordo totale di 375 TWh (tenendo conto degli scenari di efficienza energetica coerenti con la direttiva 2009/28/CE), così ripartito: fonti fossili 187 TWh (50%), fonti rinnovabili 98 TWh (26%) e fonte nucleare 90 TWh (24%). A seguito dell’esito del referendum la quota riservata al nucleare dovrà essere prodotta dalle altre fonti: a tal fine auspichiamo che 52 TWh vengano prodotti dalle rinnovabili, che così contribuirebbero al mix elettrico annuo per 150 TWh (pari al 40%) e i restanti 38 TWh provengano dalle fonti fossili (possibilmente termoelettrico “ambientalizzato”) che contribuirebbero così per 225 TWh (pari al 60%). Nel 2010, il fabbisogno lordo di energia elettrica (pari a 326 TWh) è stato soddisfatto attraverso la produzione di energia da fonte rinnovabile per soli 75 TWh circa, dei quali oltre 40 TWh provenienti dal cosiddetto “idroelettrico storico” non più facilmente espandibile. Riuscire quindi nel 2020 a produrre 150 TWh di energia elettrica da fonte rinnovabile, rappresenta una sfida molto ambiziosa per il nostro Paese (in pratica si tratta di passare da 35 TWh di “rinnovabili recenti” a 110 TWh in soli 10 anni) e un’incredibile opportunità di sviluppo, occupazione, ricerca e indipendenza energetica. Questi obiettivi implicano altresì un lavoro organico e interdisciplinare per valorizzare tutta la filiera italiana delle energie rinnovabili, costruendo una strategia di sostegno capace di integrare le singole componenti per raggiungere la massima efficienza di costo/kWh prodotto (includendo non solo i costi diretti di produzione ma anche tutti gli extra-oneri sanitari, sociali ed ambientali tipici delle fonti fossili). Definiti gli obiettivi quantitativi a livello nazionale, bisognerebbe, finalmente, procedere alla loro ripartizione a livello regionale (il cosiddetto burden sharing), in modo da co-responsabilizzare in maniera virtuosa le Regioni e gli Enti Locali anche con il ricorso a meccanismi di premio/penalità. Il burden sharing è indispensabile per pianificare ed intensificare gli investimenti nello sviluppo delle reti elettriche, ivi incluse le cosiddette reti intelligenti (smart grid) al fine di meglio accogliere e dispacciare l’energia elettrica rinnovabile prodotta in modo distribuito e a volte non programmabile. Lo sviluppo di sistemi di accumulo (batterie e impianti di pompaggio idroelettrico) ottimizzerebbe inoltre l’efficienza complessiva del sistema. È infine auspicabile una coerente revisione dei sistemi di sostegno delle rinnovabili e dell’efficienza energetica nell’ambito dell’attuazione del dlgs 28/2011 di recepimento della direttiva 2009/28/CE. APER è quindi da subito pronta e disponibile a partecipare ai tavoli di concertazione che il Governo vorrà organizzare con gli enti territoriali, le istituzioni finanziarie e le associazioni di categoria, per la definizione della strategia energetica nazionale

Ultimo aggiornamento Venerdì 09 Settembre 2011 00:19
 

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